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Stresa

Suor Elvira e la terapia della preghiera PDF Stampa E-mail
Martedì 23 Febbraio 2010 17:40

 

Un’altra meravigliosa testimonianza sulla potenza dell’amore all’ultimo appuntamento con gli incontri del Centro culturale “Charles Péguy” di Stresa, domenica scorsa 21 febbraio.

Partendo da una riflessione sulla felicità e sulla possibilità di conquistarla già in questo mondo, è stata proposta l’esperienza e la storia della Comunità “Cenacolo” fondata da suor Elvira, “la suora che cura i drogati con la preghiera”.

Un grande insegnamento di come la fede in Dio possa arrivare al cuore di ognuno di noi, ridare senso alla nostra vita e salvarci.
 
 
     
La testimonianza dei ragazzi della Comunità Cenacolo    
 
 
 

L’esperienza della Comunità “Cenacolo” ha inizio 27 anni fa, nel luglio 1983, per desiderio di una suora della Carità, Elvira Petrozzi, che sentì a un certo punto della sua vita la forte esigenza di fare qualcosa per il disagio giovanile, per i giovani persi nella droga, nell’alcol e nella disperazione, per ridare loro il senso della felicità e della vita. Quando a suor Elvira viene ceduta in comodato d’uso gratuito una villa sulla collina di Saluzzo, quello che era un desiderio può concretizzarsi e, con il coinvolgimento di altre suore, parte un progetto che si è allargato negli anni, arrivando ad avere oggi sessanta case in Italia e nel mondo.

Lo scopo principale è quello di accogliere i giovani, emarginati e distrutti nell’anima da droghe o alcol, e ridare loro la vita, proponendo una strada di sacrifici, senza però costrizioni o imposizioni, per aiutarli, piano piano, a “ricostruirsi”.

Ma che cosa differenzia questa comunità da tutte le altre sparse per il mondo? Innanzitutto suor Elvira ha voluto fidarsi esclusivamente della Provvidenza e fin da subito ha scelto di non avvalersi di sovvenzioni né dallo Stato né dalle famiglie dei ragazzi accolti. Ai genitori che, disperati, le affidano i loro figli suor Elvira dice parole semplici e chiare: “io non voglio soldi, ma l’impegno da parte vostra come genitori”. E poi al centro di tutto la fede in Dio e la preghiera. La comunità si basa sulla verità, aiutando i giovani a intraprendere un percorso di verità, mentre prima le loro vite erano improntate alla falsità più completa. Questo attraverso piccole, ma importanti, regole che permettono di riconquistare il rispetto di sé e degli altri.
Nell’incontro di domenica è stato commovente ascoltare l’esperienza di alcuni ragazzi, intervenuti a portare la loro testimonianza. Giovani come tanti, arrivati da suor Elvira dopo essersi persi nelle false luci del mondo, dopo aver messo tutte le proprie energie nelle cose sbagliate perché, come dice Chiara, “tutto era senza Dio, tutto era senza base: non erano entrati nel cuore i valori. In comunità mi sono sentita accolta e amata”.
     
 Gli interventi dei genitori.    
Il percorso non è facile, piano piano però la Provvidenza di Dio entra nei cuori, si ricostruiscono i rapporti e i ragazzi imparano a diventare responsabili e ad affrontare la vita. “In questa comunità si riaccende la speranza in noi che arriviamo sfiduciati e pieni di fallimenti alle spalle”. Questo perché, senza tante medicine, senza tanta psicoanalisi, molto più semplicemente suor Elvira ha incentrato la sua opera su verità, condivisione, preghiera e i ragazzi la seguono, arrivando a risultati impensabili, recuperando le loro vite e guarendo le loro ferite. “È una guarigione interiore che riceviamo come grazia da Dio, ricostruendoci giorno dopo giorno”.
La giornata in comunità è vissuta alla luce del Vangelo e improntata su diverse attività lavorative che consentono di mantenersi. La comunità diventa dunque la salvezza, dove si rinasce per la grazia della preghiera, dove scompare la paura del sacrificio, attraverso il lavoro e il donarsi agli altri, riscoprendo il desiderio di fare il bene. Seguendo il motto di Elvira “amare, amare, amare, servire, servire, servire”, ognuno è chiamato a riscoprire il proprio essere, la propria vocazione, le cose belle e “a capire che il Signore ha un progetto più grande per ognuno”. La comunità propone uno stile di vita ben preciso, senza imporlo, aiutandosi gli uni con gli altri e dando a ciascuno la consapevolezza di non essere solo. Infatti ogni nuovo ragazzo che arriva è seguito ventiquattrore su ventiquattro da quello che viene chiamato l’ “angelo custode”, un giovane che gli sta accanto e non lo lascia mai e che precedentemente ha vissuto le stesse esperienze e ha alle spalle la stesse storie di chi gli è stato affidato.
 
 
 

La comunità, però, è una scuola di vita non solo per ragazzi, ma anche per i genitori che cercano di cambiare insieme, attraverso la riscoperta innanzitutto del dialogo. Genitori che, sempre domenica, hanno raccontato la loro esperienza con figli caduti nel tunnel della droga, rivivendo gli anni tremendi, gli anni della vergogna, prima dell’incontro salvifico con suor Elvira. Genitori che con molta onestà si guardano dentro, riconoscendo anche le loro colpe, i loro egoismi e che spiegano come, dopo averle tentate tutte, l’unica soluzione per la salvezza dei propri figli è che “dovevano incontrare Gesù sulla loro strada e abbracciare la strada della fede”.

Elvira chiede anche ai genitori la conversione, chiede infatti anche a loro di fare un cammino parallelo a quello dei figli, perseguendo il cambiamento di tutto il nucleo famigliare. E molti genitori cominciano a “capire come portare la croce”, seguendo quello che è uno dei motti della Comunità “dalle tenebre alla luce”. Famiglie quindi che intraprendono un cammino con la Comunità, ritrovandosi in gruppo con altri genitori che vivono la stessa esperienza, per pregare, recitare il rosario, leggere il Vangelo, discutere e accogliere nuovi genitori. E ci si accorge che una vita migliore non è un’utopia, ma è possibile, che la serenità può tornare e che la felicità può arrivare anche dopo tanto dolore e tante sofferenze. Perché è proprio la felicità, la gioia, che caratterizza l’esperienza di Suor Elvira: “la felicità è sempre presente in tutta la Comunità”.

“Madre Elvira è una santa, sono stato vicino a una santa” dice papà Antonio “è una donna mandata dal Signore, la sua è un’opera di Dio, a cui lei ha detto sì, proprio come la Madonna”. Sì, perché quest’incredibile donna è riuscita a rigenerare questi figli, ridando loro una seconda vita, una vita nuova, dove hanno riconquistato il rispetto di se stessi e degli altri. Infatti, dopo il cammino della comunità molti ragazzi ritornano nel mondo, alla vita di tutti i giorni, altri invece decidono di restare in comunità, intraprendendo un cammino di servizio nelle missioni in America Latina, che nel tempo sono nate proprio dall’idea di alcuni giovani della Comunità.

Una “terapia”, insomma, che si basa sulla fede e sull’amore con un continuo incoraggiamento a proseguire con speranza. “La comunità ha salvato nostro figlio e la nostra famiglia”, afferma mamma Lidia. E quest’opera di salvezza da Saluzzo, dove c’è la casa madre e dove risiede suor Elvira, si è irradiata in tutto il mondo sotto tante forme e in molti modi. Attraverso nuove consacrazioni di suore e sacerdoti, che portano avanti il lavoro di Elvira, attraverso l’opera nelle missioni, dove molti dei ragazzi decidono di donare agli altri quello che loro stessi hanno ricevuto in comunità, in un moltiplicarsi di amore che sembra un miracolo, ma che non dovrebbe stupire troppo un cristiano perché come dice Elvira: “Io i miracoli li vedo tutti i giorni. Io sono sempre stata fedele a Dio e Dio è sempre stato fedele a me”.

Per saperne di più sulla Comunità Cenacolo e le attività di suor Elvira potete consultare il sito: www.comunitacenacolo.it.

(Eleonora Cornaglia) – Foto: Andrea Cerini